PADIGLIONE DELLA GERMANIA – MIES VAN DER ROHE – 1929 – BARCELLONA

Padiglione della Germania_Mies Van Der Rohe

LUOGO: Barcellona

ANNO: 1929

INCARICO: Fu progettato in occasione dell’Esposizione Universale a Barcellona per rappresentare la nuova Germania post guerra, democratica, culturalmente all’avanguardia, prospera e pacifista, nell’incontro tenutasi tra l’ambasciatore tedesco ed i reali di Spagna.

INTERNO_padiglione Miesa Van Der Rohe

PARTICOLARI:

  1. Era un padiglione shinkeliano, ma un omaggio anche a Wright ed al movimento De Stijl (padiglione neoplastico).
  2. I tempi ridotti per la realizzazione ed i tagli al budget portarono ad alcuni difetti strutturali.
  3. Essendo un padiglione espositivo temporaneo l’anno dopo fu demolito e ricostruito da un gruppo di architetti spagnoli tra il 1983-86.
  4. Usò il principio della “pianta aperta” e degli “spazi fluenti”. In questo modo viene esaltato il dinamismo della struttura.
  5. La copertura piana è sostenuta da 8 pilastri cruciformi cromati, molto sottili, che danno il senso di leggerezza alla struttura rivelando il carattere non portante delle pareti costituite da lastre di pietra pregiata (marmo, onice, vetro colorato ecc) che fungono da preziosi elementi divisori come fossero teli appesi (in realtà al loro interno c’è una struttura metallica seppur non portante).

Pilastro cruciforme_Mies Van Der Rohe

DESCRIZIONE: E’ costituito da due nuclei e si erge su di un podio in travertino (che lo isola dal contesto secondo una visione classicista, simile a Shinkel) alla cui estremità sud fu realizzato un segmento di muro (dello stesso materiale) per indirizzare i visitatori verso il primo nucleo più piccolo.

Per giungere al livello del basamento fu realizzata una scala tangenziale (caratteristica wrightiana).

Nella terrazza d’ingresso fu realizzata una grande vasca d’acqua trasparente con fondo di sassi chiari, ricavata ritagliando uno spazio tra le lastre del pavimento, le quali proseguono oltre la linea del bordo, generando una sorta di continuità visiva, creando cioè l’illusione che l’acqua continui a scorrere al di sotto del basamento. In contrapposizione ad essa, fu creata una vasca più piccola, sul lato nord, chiusa d aut segmento di muro verde forma di U (corte aperta), che riflettendo, rende l’acqua molto scura; al centro fu posizionata una statua in bronzo di Kolbe chiamata “il mattino” (figura femminile uscente dall’acqua con le braccia rivolte verso il cielo).

Padiglione Miesa Van Der Rohe

L’interno è uno spazio rettangolare, dominato da una lunga lastra di onice dorato che determina l’altezza della zona chiusa dell’edificio, in quanto ne costituisce il modulo base. Alla sinistra della lastra fu realizzata una “camera di luce” (doppia parete vetrata con spazio interno) da cui giunge una grande illuminazione.

 

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